PRODOTTI VERNICIANTI E NORMATIVE UE

Dal Regolamento PPWR al CLP Omnibus, Assovernici, nella persona del Responsabile Tecnico Normativo Paolo Bonamigo, traccia un bilancio sui nuovi provvedimenti europei e su ricadute e opportunità per le imprese.
Milano, 21 settembre 2026 – Il comparto dei prodotti vernicianti si trova di fronte a una decisa accelerazione normativa, che, pur orientandolo, rende più complesso il percorso delle aziende verso la transizione ecologica. A evidenziarlo è Paolo Bonamigo, Responsabile Tecnico Normativo di Assovernici, associazione che riunisce i settori delle vernici per edilizia e delle vernici in polvere e liquide per industria: ambiti che impiegano circa 15.000 addetti e in Italia generano, annualmente, un volume di affari stimato di 3,5 miliardi di euro nonché una produzione in volume che supera il milione di tonnellate.
Tra le sfide più stringenti figura il nuovo Regolamento PPWR, legato agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio. Nato con l’obiettivo di ridurre i volumi, oltre che incentivare riciclo e riuso, nella sua applicazione concreta sta generando importanti complicazioni operative per i produttori di vernici, mettendo potenzialmente in crisi il mercato unico. “Dalle dichiarazioni di conformità per ogni tipologia di imballaggio alla richiesta di informazioni dettagliate ai fornitori, fino alle criticità nel ricevere documenti da produttori extra-UE, gli oneri si moltiplicano; e visto che la gestione dei rifiuti rimane di competenza dei singoli Stati membri, le imprese si trovano ad affrontare un’escalation burocratica”, evidenzia Paolo Bonamigo, che pone l’accento su un altro importante dettaglio. Mentre per materiali come il PET esistono filiere di riciclo consolidate, nel settore dei prodotti vernicianti si utilizza spesso packaging multimateriale, come il metallo abbinato alla carta: requisiti troppo rigidi rischiano dunque di rendere molto difficile ottemperare ai criteri di riciclabilità, e potrebbero avere impatti sugli imballaggi per merci pericolose.
Un altro obbligo di cui tenere conto è quello di rendicontazione annuale delle emissioni di microplastiche, che richiede risorse e formazione adeguate. Il CEPE -l’associazione che rappresenta i produttori a livello europeo- sta definendo un metodo di calcolo per stimare le emissioni nel tentativo di fornire agli operatori un metodo standardizzato entro la fine dell’anno, così da arrivare preparati alla scadenza della rendicontazione, fissata per il 31 maggio 2027.
Per quel che riguarda la revisione della Direttiva UE sui reati ambientali, l’appello di Assovernici agli operatori della filiera è di alzare la guardia, in quanto inasprisce le sanzioni penali e amministrative, allargando l’area di responsabilità. “La tutela delle imprese deve estendersi non solo alla gestione interna di emissioni o sversamenti, ma anche alle fasi in outsourcing, come il trasporto di merci pericolose e lo smaltimento dei rifiuti. Non si tratta di una questione che riguarda unicamente i tecnici: coinvolge direttamente il management aziendale. Per questo, al fine di essere di supporto agli associati, Assovernici ha in programma un webinar con un avvocato esperto in diritti ambientali”, sottolinea Paolo Bonamigo, che entra anche nel merito della revisione del regolamento CLP (Classification, Labelling and Packaging), il cosiddetto “CLP Omnibus”.
La clausola “Stop the Clock” ha infatti rinviato le scadenze principali a gennaio 2028, concedendo ossigeno per i prodotti già in commercio: secondo Assovernici, nonostante alcuni aspetti positivi come le nuove regole sulla pubblicità che sostituiscono l’obbligo dei pittogrammi con frasi d’avviso più chiare, permangono criticità sostanziali. “L’introduzione della dimensione minima dei caratteri in etichetta, unita alla necessità di inserire tutte le lingue dei mercati di destinazione, costringerà i produttori a rielaborarle, oppure a ricorrere a etichette multipagina più onerose aumentando, di conseguenza, lo stock a magazzino e i relativi costi extra”.
Da non sottovalutare, a fronte di normative sempre più stringenti, è inoltre il tema della concorrenza sleale, alimentata dai blandi controlli sulla merce importata da Paesi extra-UE soprattutto attraverso le piattaforme di e-commerce. “Nonostante l’attenzione mostrata dal Consiglio Europeo Ambiente e l’impegno dell’Enforcement Forum dell’ECHA nella preparazione di programmi di verifica sul canale online, il primo programma di controlli ufficiali dedicato a prodotti importati è previsto solo per il 2028: un ritardo che rischia di penalizzare la competitività delle nostre aziende rispetto ai concorrenti extra-UE”, rileva Bonamigo.
Sul fronte dell’innovazione, infine, si registra una frenata sull’adozione in scala delle materie prime sostenibili e bio-based. Nonostante l’intensa attività di ricerca, la loro diffusione resta confinata a test di portata contenuta. Non solo: l’attuale centralità del fattore prezzo, esacerbato dalle criticità della supply chain globale che risente delle tensioni internazionali, impedisce il riconoscimento di un premium price per questi prodotti, penalizzandoli sia sul mercato consumer sia negli appalti pubblici.
Al fianco delle imprese come bussola e alleata operativa per decodificare il labirinto normativo, anche attraverso momenti d’incontro dedicati, Assovernici lancia un messaggio chiaro agli imprenditori del settore alla luce di questa imponente mole di obblighi: occorre affrontarli con una visione strategica, cogliendo l’occasione per razionalizzare il portafoglio prodotti e individuare le leve competitive. “Dover analizzare in dettaglio documentazione per imballaggi, report e dichiarazioni di conformità, può essere un punto di partenza per definire e comunicare strategie di sostenibilità concrete e supportate da dati, differenziandosi dalla concorrenza ed emergendo sul mercato”, conclude l’esperto.