L’industria delle vernici, tra stabilità e nuove frontiere

In una fase storica segnata da apparente stagnazione, Andrea Codecasa, Responsabile Settore Industria di Assovernici – l’associazione italiana che rappresenta le principali aziende operanti nei settori della produzione delle vernici in polvere e liquide per l’industria e di vernici per edilizia – analizza l’andamento del comparto evidenziando differenze tra mercati geografici e settoriali, nuove direttrici tecnologiche e il ruolo crescente della sostenibilità come leva competitiva.

In un momento in cui il mondo delle vernici industriali sembra vivere una stasi, Andrea Codecasa, Responsabile Settore Industria di Assovernici, delinea una fotografia del comparto portando alla luce dinamiche che continuano a muoversi sotto la superficie: dall’emergere di nuovi mercati alle direttrici che guidano l’innovazione sostenibile. Codecasa evidenzia come, per muoversi in un contesto ancora delicato e complesso, sia importante da parte delle aziende puntare su pragmatismo e concretezza.

Andrea Codecasa, come definire, con due parole chiave, gli ultimi mesi e quelli che aspettano il comparto delle vernici industriali?

Potremmo dire, con un po’ di ironia, che sul mercato non si è mai vista una calma piatta come quella che ha contraddistinto la fine del 2025 e l’inizio del 2026: anche le prime settimane dell’anno, infatti, sono partite in riduzione nonostante ci si aspettasse una minima risalita. Detto questo, non dobbiamo mai dimenticare che i valori industriali, prima del 2020, erano molto più bassi, e che di contro i numeri elevati dell’immediato post-Covid, ossia il 2021, non si rivedranno più; è inoltre importante non sottovalutare il valore della stabilità, anche se l’attuale turbolenza geopolitica genera incertezza riguardo al futuro, frenando la volontà di investire.

Guardando ai mercati, a livello internazionale, quali comparti stanno mostrando più dinamismo e quali, invece, sono più in sofferenza?

Il comparto che vive la situazione più positiva è quello dei cosiddetti terzisti, ossia realtà specializzate che verniciano i prodotti realizzati da altre aziende: è così in Italia, Paese che vanta una solida tradizione manifatturiera, ma anche in Europa, dove un altro comparto che vive una situazione favorevole è quello dell’architettura. Sono invece in sofferenza, già da tempo, quello degli elettrodomestici e l’automotive. In Asia tutti i settori vivono un momento positivo anche se, rispetto all’Europa, quello dei terzisti è meno solido in quanto l’Oriente è un’area di grandi produttori, che non hanno bisogno di rivolgersi all’esterno per i servizi di verniciatura. Negli Stati Uniti la situazione è generalmente positiva ma priva di picchi; in Sud America, e in particolare in Brasile, è infine in notevole crescita il comparto delle costruzioni.

Tra l’introduzione di dazi sulle materie prime e uno scenario internazionale complesso, come si sta riorganizzando la filiera per restare competitiva?

Lasciate alle spalle le traversie legate all’applicazione delle misure antidumping relative al biossido di titanio proveniente dalla Cina, in questo momento la disponibilità di materia prima sta superando la domanda, con una conseguente stagnazione delle quotazioni. Resta importante la presenza sul mercato di prodotti asiatici, mancando in Europa diverse basi essenziali: i precursori di resine epossidiche e poliesteri, per esempio, vanno acquistati in Asia. Quanto ai dazi, le criticità più importanti sono quelle vissute dai facciatisti, in quanto stanno influendo su materiali quali l’alluminio lavorato; la strategia adottata al momento è di attesa, anche se verosimilmente parte delle lavorazioni potrebbe spostarsi negli USA.

Quali sono i Paesi in cui la verniciatura industriale sta dando i segnali più interessanti?

Un mercato che sta dando segnali particolarmente interessanti è quello africano, fatta eccezione per il Sud Africa che è, da tempo, un’area ridimensionata. La zona del Nord e del Centro sta vivendo una strutturale e generale crescita, nonostante ci sia ancora strada da fare in termini di infrastrutture e di filiera. Malgrado le attuali incertezze, credo che nel prossimo futuro sia lecito attendersi una importante progressione produttiva.

Come sta procedendo l’integrazione della sostenibilità nei processi produttivi?

Quello della sostenibilità è oggi un tema quotidiano: a tutte le aziende è richiesta la massima attenzione all’ambiente in termini di prodotto e di processi. Questa esigenza pone sfide importanti sul fronte della formulazione. Fra le soluzioni più promettenti ritroviamo ad esempio i prodotti realizzati con materie prime provenienti da biomassa. In generale bisogna però tenere conto del fatto che orientarsi su queste alternative ha ancora un impatto al rialzo sui prezzi. La necessità di percorrere questa strada è tuttavia chiara e comune a tutti gli operatori del settore: sappiamo bene che il termine “innovazione” fa ormai rima con “sostenibilità”. Ciò da cui invece vanno prese le distanze sono speculazioni su questo argomento e il “greenwashing”, ossia un rispetto per l’ambiente di facciata, fondato su false promesse.

Quali sono, sul fronte delle tecnologie, le innovazioni più promettenti?

Come accennato, il lavoro sulle materie prime prive di petrolio; ma anche sulle tecnologie che permettono di ridurre le temperature di cottura, e infine lo sviluppo di prodotti liquidi senza solvente: queste sono le tre macro- direzioni. Bisogna però fare attenzione, perché se è vero che le direttrici europee sono molto chiare – pensiamo alle restrizioni legate a sostanze come il Bisfenolo A – è necessario tenere gli occhi aperti su ciò che si importa, affinché non comprometta il prodotto finale.

Per quanto riguarda invece gli ambiti di applicazione, ci sono campi ancora relativamente inesplorati che troveranno grande sviluppo nei prossimi anni?

Le frontiere più promettenti riguardano l’estensione delle vernici in polvere a supporti termosensibili come il legno e la plastica. Il limite attuale è termico: le polveri tradizionali richiedono temperature di reticolazione troppo elevate, che rischierebbero di deformare o danneggiare questi materiali. La vera sfida, dunque, si gioca sulla messa a punto di formulazioni e processi capaci di abbassare drasticamente la soglia di cottura.

Oltre alle prestazioni tecniche, stiamo vedendo nuove tendenze estetiche: ci sono colori o finiture particolari che si stanno imponendo in specifici campi di applicazione?

Abbiamo assistito a diverse ere cromatiche: se l’automotive è passato dai classici bianchi e metallizzati ai grigi e neri opachi, l’architettura si sta spostando dalle tinte neutre, a tratti asettiche, per riscoprire i finish lucidi, i colori naturali e le profondità dei rossi e dei bordeaux. Ma il colore nell’industria non è mai solo decoro: è un fattore prestazionale decisivo. Una tinta deve saper garantire stabilità chimica e protezione anche in condizioni estreme. In ambito edilizio, poi, la scelta cromatica impatta direttamente sulla fisica del manufatto: i colori scuri, accumulando calore, influenzano la termoregolazione dell’edificio. Estetica e ingegneria, dunque, devono camminare di pari passo.

A livello organizzativo, su quali elementi è consigliabile fare leva per rispondere con solidità e flessibilità alle sfide del mercato?

La chiave per coniugare solidità e flessibilità risiede, in questo momento, in una maggiore standardizzazione dei processi: avere una struttura operativa definita rende l’organizzazione più pratica e, paradossalmente, più pronta a gestire l’imprevisto. Semplificare l’offerta, limitando ad esempio l’eccessiva frammentazione, permette di liberare risorse preziose da reinvestire in reattività e servizio al cliente. In sintesi: ridurre la complessità interna è l’unico modo per aumentare la capacità di guida e di adattamento verso l’esterno.

In un contesto così variabile, in che modo le analisi di mercato periodiche fornite da Assovernici possono diventare uno strumento decisionale strategico per le aziende che devono pianificare i prossimi mesi?

Le analisi di mercato fornite da Assovernici non sono semplici fotografie, ma indispensabili “bussole”: poter contare su statistiche puntuali e segmentate permette alle aziende di operare scelte ancora più consapevoli, perché basate su dati oggettivi. In un momento così instabile queste analisi offrono una chiave di lettura realistica che permette di definire strategie solide, trasformando l’incertezza in un vantaggio competitivo pianificato nel medio periodo.

L’industria delle vernici, tra stabilità e nuove frontiere”, in ipcm® n. 98  (marzo/aprile 2026), pagg. 20-22.

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